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Esigenze della floricoltura industriale


Sino a che un fiore viene portato dal giardino al vaso di casa, le caratteristiche che esso deve avere hanno un’importanza relativa, ma quando si parla di fiore reciso come prodotto commerciale, il discorso é estremamente diverso. Finché il prodotto “fiore” era consumato soprattutto dalle classi più abbienti ed era limitato alle quantità coltivate nei giardini dei palazzi e trasportato al massimo per pochi chilometri, le caratteristiche fondamentali erano estremamente limitate. Con il miglioramento della qualità della vita ed un maggiore appiattimento delle differenze sociali, a partire dalla prima metà dell’ottocento, il fiore diventa poco a poco un prodotto di largo consumo. Nel volgere di pochi anni cambiano radicalmente le esigenze, il fiore deve essere trasportato, deve avere una buona durata, deve essere reperibile anche nei periodi invernali, deve essere disponibile in diversi colori, etc. etc.
Se consideriamo i maggiori problemi legati allo sviluppo della floricoltura industriale noteremo che, posta una situazione pedoclimatica favorevole, i fattori maggiormente limitanti sono:
1) la continua disponibilità di prodotto,
2) la possibilità di trasportare il prodotto dal luogo di produzione al luogo di consumo,
3) la disponibilità del giusto prodotto per ogni tipo di domanda.
Per questi motivi i floricoltori usarono in un primo tempo le specie che più si avvicinavano a soddisfare questi standard ed in un secondo tempo ricercarono e favorirono, all’interno della specie stessa, le varietà che maggiormente evidenziavano questi caratteri.
Produzione continua
La nostra riviera gode di un clima estremamente favorevole, é possibile ritardare il riposo invernale e anticipare di molto la fioritura primaverile; siamo quindi in grado di produrre fiori quando la maggior parte delle città del nord-Europa sono nella morsa del gelo. Grazie a questa realtà la produzione invernale é diventata la base della nostra floricoltura. Agli inizi del secolo la produzione nei mesi più freddi era comunque estremamente ridotta, solamente alcuni tipi di rose e di garofani producevano limitati quantitativi di fiori. Per lo sbilanciamento che si veniva a creare tra domanda e offerta, i prezzi erano ovviamente molto alti, con la conseguenza che i floricoltori cominciarono a ricercare le varietà a maggiore rifiorenza.
Possibilità di trasporto
La vera spinta alla floricoltura industriale viene alla nostra Riviera con l’arrivo della ferrovia (1873); di colpo si aprono nuove prospettive, in pochi giorni il nostro prodotto può raggiungere il nord Europa e soddisfare la crescente domanda di fiori. Pur con questa possibilità il trasporto ha sempre rappresentato il collo di bottiglia per molte specie da fiore; se la vita del fiore reciso é limitata ad un breve periodo ogni giorno di viaggio diminuisce il valore della merce per l’utente finale. Anche oggi la coltivazione di alcune specie rimane limitata per la scarsa resistenza al trasporto; immaginiamo quanto questo problema doveva essere sentito agli inizi del secolo, quando gli spostamenti avvenivano per nave o con treno a vapore. In questa situazione la scelta obbligata per una coltivazione industriale cade obbligatoriamente su specie più legnose e con una buona resistenza in acqua. Come già per le caratteristiche di rifiorenza, la specie più adatta risultò essere il garofano, seguito dalla rosa, che a sua volta, presentava alcune varietà con accettabile serbevolezza.
Gamma di colori
Quando parliamo di fiori, viene spontaneo pensare ai colori; la differenza di gusto dei consumatori e le esigenza particolari per le diverse ricorrenze creano il bisogno di una gamma di colore il più vasta possibile. I generi disponibili in più colori soddisfano diversi settori di domanda, spuntano prezzi migliori e di conseguenza sono più coltivati.



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