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- Giogio Bocca intervista Giacomo Nobbio

 






Il Dott. Giacomo Nobbio.

Sanremo 11 gennaio 2005

Improvvisamente, all’età di 81 anni, si è spento uno dei veterani, certamente il più entusiasta ed appassionato, della floricoltura italiana e mondiale, il Dottor Giacomo Nobbio, “Mimmo” per i parenti e gli amici.
Ecco la sua storia: figlio dell’esportatore Emilio e della coltivatrice Dora Mansuino gira per le campagne sin da piccolo e, come tutti i figli dei floricoltori, nel tempo libero, dà una mano in famiglia. Presto però, i genitori si separano, lo aspetta il collegio a Porlezza, in provincia di Como, insieme alla sorella maggiore Maria. Sono anni duri, gli anni dell’“odiato” riso, delle polpette e di tanto tanto freddo, per lui ragazzo timido e riservato ed assai bisognoso di affetto. In seguito egli va a vivere con uno zio materno, Quinto Mansuino, ibridatore di varietà di rose e di garofani di fama mondiale. Mansuino aveva avuto come maestro Aicardi, l’antesignano, colui che aveva contribuito alla creazione del garofano mediterraneo che aveva battuto il “SIM”, nato in America ed all’epoca assai diffuso. Intanto Giacomo studia, si laurea in Scienze Agrarie presso l’Università di Torino nel 1948 e, tra un esame e l’altro, continua “a tirar la gomma” e a lavorare sotto la severa guida dello zio Quinto sul garofano mediterraneo insieme ad altri ibridatori locali. Presto la “scuola” di Sanremo è all’avanguardia per la tenacia e la passione dei suoi cultori, soprattutto del “Dottore” che anche negli anni di crisi non molla mai e insiste sempre e soltanto sul garofano, facendo “nascere” tante nuove pregiate varietà, le sue “creature”. Ne citiamo solo alcune, le più famose, quelle che hanno fatto epoca: ALICE, RAGGIO DI SOLE, MANON, FAUST, CHINERA, CASTELLARO, GINEVRA, NELSON, FRANCESCO ecc. ecc…..
Quando nel 1952 Mimmo lascia lo zio per fare “di testa sua”, concentra tutta la sua attenzione ed il suo lavoro di ricercatore sulla robustezza dello stelo, sull’integrità del calice e sul petalo frastagliato del garofano mediterraneo, ma soprattutto si dedica ai cosiddetti “cinesini” dal Dianthus chinensis. Sono garofani più piccoli dei normali, dai colori e dai disegni straordinari. Lavora su di loro per oltre 50 anni con una costanza ed una pazienza incredibili. Sono il suo orgoglio! Negli anni ’80 ottiene le prime tre varietà (è l’unico al mondo a possederle!), le brevetta e comincia a diffonderle, prima nella sua città natale, Sanremo, che egli ama teneramente (adora parlarne il dialetto…), poi nel resto del mondo. Nel 1985 viene “battezzato” dalla Famija Sanremasca e dal Comune di Sanremo cittadino benemerito. Viene premiato. Numerosi altri riconoscimenti gli sono tributati nel corso della sua carriera attraverso attestati, coppe e medaglie. Ma Mimmo “non si monta mai la testa”, continua a lavorare sino all’ultimo giorno della sua vita, con l’entusiasmo di un ventenne e con la sua naturale modestia. É un uomo grande, non solo per il suo lavoro, ma soprattutto per le sue doti di umanità, di generosità mai ostentata, di onestà e di fanciullesca voglia di vivere.

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